Ti guardo

Ti guardoTi guardo è un “testo che ti spinge e costringe a inseguire il bisogno assoluto dell’ultima pagina, verso il sospirato finale, arrivo sconvolgente e assolutamente straordinario” – Pino Roveredo

Che rapporto c’è tra l’ombra che spia Valentina mentre stende la pasta di zucchero e Sofia, l’allieva della cake designer? La risposta non è semplice ed è in relazione ai cambiamenti che hanno sconvolto la vita di Sofia incrinando il suo fragile equilibrio psichico.

D’un tratto l’amore dell’allieva per la bella cake designer svanisce lasciando il posto al disprezzo. L’ammirazione silenziosa esplode in atti di stalking e Valentina si sente sola, esposta a un nemico senza volto.

Le varie identità che hanno caratterizzato la vita di Sofia tendono a ridursi a una sola, quella che piace al dottor Zuccala, lo psicologo che ha detto di volerle bene.

No… le ha detto di amarla.

Recensioni

Pino Roveredo

Senza lo stato d’animo a spigolo del critico, figura che è lontana dalla mia storia e dal mio sapere, ma usando unicamente la libertà di suggestione, impressione, emozione, sono entrato nel movimento e nella storia di Sibyl.

Sono entrato con i miei occhi nella storia di altri occhi, o occhio, e senza l’uso ruffiano della piaggeria (reverenza che non mi appartiene), posso giurare di essermi sentito afferrare dalla scrittura e scaraventare nella trama.

La scrittura di Sibyl, pur raccontando fatti importanti, potenti, violenti, non usa mai il trucco l’arma o il trucco del rumore e dello scalpore, e con una calligrafia senza urlo scrive e descrive la cronaca con le righe ferme della imparzialità.

La scrittura di Sibyl ha anche un altro merito, o forza, quella di una meravigliosa agilità. Ad esempio lei, dentro la storia, non si sofferma mai sul riposo annoiato delle filosofie inutili, dei contorni banali, o passaggi senza senso, ma tutto è pensato e costruito con la narrazione vivace dell’essenzialità, dentro, non c’è una parola, virgola e punto fuori posto, in “Ti guardo”, tutto è importante, niente è superfluo.

Per chiudere volevo dire che io solitamente non uso mai raccontare i particolari del libro che presento, perché credo che questo sia un compito che aspetta all’autore, però in questo caso mi sento e consento di dire che questo… non è assolutamente un libro da comodino, e mi spiego, questo non è un volume che puoi leggere cinque pagine oggi, e cinque pagine domani.

Qui, quando entri, facile che vieni inghiottito dall’emozione e agitazione degli intrecci, e allora ti succede di rimbalzare sul fenomeno atroce dello stalking, la dolce effimera delle torte e del decoro dei fiori di pasta e zucchero, la terapia online, la tragedia della prostituta, le disperazioni dei deliri erotomani, e tutto intorno l’urgenza impellente di amore, amore, amore…

Ripeto, questo non è un libro da comodino, ma un testo che ti spinge e costringe a inseguire il bisogno assoluto dell’ultima pagina, verso il sospirato finale, arrivo sconvolgente e assolutamente straordinario.

Un consiglio… a volte capita che per la fretta di entrare nella trama, si scartino le pagine iniziali riservate alle anticipazioni di prefazioni, premesse e prologhi. Qui no, qui il prologo è un passaggio essenziale fino a diventare la chiave di tutto il romanzo. Grazie Sibyl.

Sonia

Dalla mitologia norrena alla psicanalisi ericksoniana, dall’industrializzata Milano alla rurale Sentri, in questo noir a sfondo psicologico si intrecciano elementi fantastici e realistici in un potpourri di colori a tinte forti. Romanzo che induce il lettore a delle riflessioni molto profonde, in grado di toccare argomenti molto delicati e talvolta anche ingombranti come il disagio psichico e gli abusi sui minori che toccano corde, in ognuno di noi, talora inaccessibili che non vorremmo mai venissero toccate. Sibyl Von Der Schulenburg ha saputo trasformare la sua grande cultura in una forma d’arte, regalandoci un romanzo emozionante che cattura l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima riga.

Gli amanti dei libri

Le labbra si fermarono. Le mani restarono sospese in aria per qualche secondo poi tornarono nell’impasto a premere. Sulla bocca comparve una smorfia di dolore. La mano dell’ombra nera si contrasse sul serramento. Un mattarello passò avanti e indietro sulla pasta. Avanti e indietro. Le dita rigide staccarono i bordi della pasta e la tirarono verso l’alto aprendo diverse lacerazioni… “(p. 15)

Sofia, quando era poco più che una bambina, viene brutalmente picchiata ed umiliata dal padre solo per essere una femmina. Lui voleva un maschio e il solo vedere bambole o vestiti femminili scatenano in lui una bestia fuori controllo, spingendosi al punto di strapparle i capelli e darle un nuovo nome Alex. Da questo episodio Sofia sviluppa una sorta di mania, tendente alla schizofrenia, e replica nella vita reale sè stessa in altre due persone Laura ed Alex appunto. Proprio Alex, figura dominante, si innamora in modo “malato” di Valentina, bella e giovane cake-designer in provincia di Milano. Alex pensa in modo ossessivo a lei, vede nelle sue movenze una sorta di dialogo nei suoi confronti e lui (lei) cerca in tutti i modi di rispondere e farle capire i suoi sentimenti. Ma ovviamente Valentina è completamente all’oscuro di tutto ciò, lei all’inizio non si rende neanche conto di certi segnali, come vasi rotti o finestre sporche, che per Alex rappresentano l’amore e la vita per lei; con il tempo, non vedendosi mai ricambiato, i sentimenti di Alex si trasformano in veri atti di erotomania e stalking e il suo amore diventa prima ossessione e poi violenza. Nei momenti di lucidità Sofia si fa curare da uno psicologo, Zuccalà, e il dottore si innamora ben presto sia del suo caso e sia di lei, venendo risucchiato a sua volta in un quadro psicologico fuori dal comune.

Ti guardo è un breve romanzo dai tratti duri e taglienti. Si sviluppa nella quasi totalità in dialoghi secchi ed incalzanti, dando velocità alla scena e dunque alla lettura scorrevole. Personalmente ho apprezzato poco l’incipit di ogni capitolo, che richiama Milano ed i suoi quartieri come mera descrizione dei luoghi fisici (strade, cartelli, luci, ecc.), ma senza avere un vero nesso con il contenuto dei paragrafi successivi. Il tema trattato è di per sè forte e, se esasperato dal punto di vista psicologico, offre spunti di riflessioni talmente surreali da poter essere veri ed attuali.

Io so che tu mi paghi per usare il mio corpo…come gli altri. Ma quello è solo il supporto, la struttura per un’opera d’arte. Tu diventi l’altare della purezza simbolica. Questa è un sacrario, il luogo d’incontro di due menti e due cuori“. (p. 82)

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Mangialibri

Valentina è una cake designer affermata che tiene corsi di pasticceria presso il suo laboratorio e ha una bella vetrina virtuale sul web. Da qualche tempo ha cominciato a ricevere messaggi importuni che stanno diventando sempre più frequenti: uno sconosciuto – ma che, secondo i carabinieri, la conosce molto da vicino – dice di amarla e di volerla ricevere dentro di sé, mangiandola… Intanto il dottor Zuccala, psicologo che sbarca il lunario a malapena con un incarico precario all’università, prova ad arrotondare con una innovativa quanto sperimentale attività di psicanalisi online: qualcosa di rischioso, forse perfino di azzardato, ma che permette di aiutare anche quelli che non hanno il coraggio di mostrarsi a un medico in carne e ossa, e in fin dei conti a lui sembra di star ottenendo dei buoni risultati con Alex, ragazzo scontroso ma sensibile che cela dietro di sé un’altra personalità, femminile; anzi due…
Bello bello bello: un noir teso e avvincente, la cui vicenda si snoda fra la periferia di Milano e il centro di Padova e tiene il lettore incollato grazie alla profondità dell’indagine psicologica – ricca di implicazioni e priva di sbavature (impressionante nell’esposizione dell’oculofilia e nell’esplorazione del significato della maschera di zucchero come simbolo del rifiuto dell’ipocrisia nelle relazioni, in favore dell’autenticità delle emozioni) – e alla verosimiglianza dei personaggi, resi vividi e familiari tanto nelle piccole quotidianità quanto nelle anomalie. Protagonista di spicco – nell’ambito di una narrazione marcata dalla fisicità e dalla sensualità, con punte di genuina eccitazione – è il linguaggio, che è modellato sui caratteri e ne segue il profilo. Un romanzo ben scritto e ben  congegnato, che sa regalare anche momenti di divertimento spassionato, come quando – nel bel mezzo della proiezione di un porno al cinema – le due amiche che confabulano vengono interrotte da uno spettatore seccato che esclama: «E basta! Non si sente un cazzo!». Caldamente consigliato.

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